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Cimitero Vecchio

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Il “Cimitero Vecchio” di Santo Stefano di Camastra fu il luogo di sepoltura utilizzato dai cittadini stefanesi per un periodo di tempo non ben individuabile nel corso della seconda metà del XIX secolo, e comunque non oltre il 1880-1881,

Questo singolare cimitero di campagna sorge ad un chilometro in linea d’aria dal centro storico di Santo Stefano di Camastra, sul Piano Sant’Elia sul rovescio della collina ove un tempo si cavava l’argilla che veniva utilizzata dagli artigiani locali per foggiare i loro manufatti tipici.

Prima della ricognizione operata nel 1988 in vista dei lavori di restauro, erano appena visibili, dimenticate nella campagna, immerse nella folta vegetazione e imbrigliate da una serie di accumuli di argilla trascinati dai dilavamenti meteorici, degradate nella loro struttura ed anche oggetto di profanazione, 37 sepolture differenti tra loro per la forma e per il rivestimento dei manti ceramici.

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Le tombe del Cimitero Vecchio presentano forme diverse ma tipologie di impianto analoghe: fondamentalmente, la sepoltura tipo è data da una camera funeraria quasi sempre seminterrata chiusa da una volta a botte in mattoni pressati sulla quale veniva poi costruita una sovrastruttura alla cappuccina in pietrame marnoso che veniva rifinita con intonaco e poi rivestita nella parte superiore con mattonelle maiolicate di produzione locale.

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Tutto lascia intendere che le tombe venissero costruite non ante mortem (come invece avviene per i comuni loculi e per le cappelle gentilizie) bensì post mortem: ovvero la tomba veniva realizzata attorno alla salma quando questa era già deposta in una fossa semipreparata.

Attualmente il rettangolo cimiteriale, leggermente irregolare, ha lati corti di m. 19,52 e 17,77 e lati lunghi di m. 46,75 e 47,07; l’intera area oggi copre una superficie di circa 900 mq.

In forza di un intervento operato con procedure di somma urgenza la Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Messina, ha operato uno scavo semi-archeologico che ha consentito di recuperare un’enormità di mattonelle decorate (ambrogette), poi depositate in locali comunali.

Successivamente la Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina ha intrapreso lavori di restauro che hanno interessato complessivamente 62 degli 89 monumenti sepolcrali esistenti.

Le tombe riportate alla luce e (in parte) al loro antico splendore costituiscono una serie di esempi di straordinarie costruzioni funerarie che per le loro caratteristiche strutturali, ed in particolare per il loro rivestimento di mattonelle maiolicate di produzione locale. costituiscono probabilmente un unicum al mondo.

Il Cimitero Vecchio, per la varietà della composizione decorativa delle sue “ambrogette”, costituì allora e continua a costituire ancora adesso un autentico mirabile campionario della produzione locale di mattonelle maiolicate del XIX secolo, ovvero dell’epoca di massimo sviluppo di questa attività artigianale a Santo Stefano di Camastra, segnandone tra l’altro l’evoluzione stilistica e contribuendo spesso alla datazione dei singoli monumenti funerari, offrendo una preziosa testimonianza attributiva alle singole botteghe di produzione individuabili dai marchi apposti sul retro delle mattonelle.

In totale sono state individuate circa 75 differenti tipologie di “ambrogette” stefanesi.

Sugli smalti di base – che sono sempre bianchi, tranne in un caso dove si tende al paglierino – i decori si sviluppano ora in una, ora in quattro, ora in sette, ora in nove mattonelle.

Le cromie vanno dal semplice manganese su fondo bianco fino al fastoso intreccio di geometrie, fiorami e rocailles, aventi colori che vanno dal giallo ferraccia al blu cobalto, dal verde ramina al rosso vinaccia.

I disegni sono stati chiaramente realizzati mediante l’uso di mascherine che si intrecciano, evolvono, complicano nell’articolazione dei decori.

Proprio dai disegni risulta chiara la loro datazione alla seconda metà del XIX secolo, potendo anche individuare un progressivo scadimento dello stile decorativo, il quale col passare del tempo presenta meno vivacità e colori sempre più smunti.

 Sono stati censiti anche 12 marchi diversi impressi dalle rispettive botteghe di produzione:

         

     1.      Francesco & Giov. Armao S. Stefano
         
     2.      Fabbrica Premiata
/ Fratelli Armao
   
     3.      Fabbrica Premiata / Fratelli Armao (dalla forma ovale con scritta entro un cerchio a cortina e                            sovrastato da uno scudo araldico con braccio impugnante una spada)

     4.      
Fabbrica di Gaetano Armao e Fratelli
           
     5.     
Fratelli Armao / S. Stefano
         
     6.     
Gaetano Armao e Fratelli
         
     7.     
Pasquale Napoli
          
     8.     
Giuseppe Napoli e F.o / S. Stefano
         
     9.      S. Gerbino & F.lli
/ S. Stefano
         
     10.    Fabbrica Premiata
/ S. Stefano / Carmelo Gerbino & C.
         
     11.    Carmelo Gerbino & Compagni
/ S. Stefano
 
     12.  Fabbrica di Rosario Piscitello

 
 Nel Cimitero Vecchio di Santo Stefano di Camastra, oltre alle tipiche “ambrogette” stefanesi, tra i residui ceramici sono state individuate anche sedici iscrizioni sepolcrali – anch’esse su mattonelle, concludentisi variamente da uno a diciotto elementi fittili – che risalgono per lo più all’ultimo periodo di uso cimiteriale del sito e che lasciano individuare nomi, date e virtù di alcuni defunti. Tutte queste caratteristiche sopraelencate conferiscono al Cimitero Vecchio di Santo Stefano di Camastra un enorme rilevanza etno-antropologica ed un notevole interesse storico-artistico, oltre che urbanistico-architettonico.